Sosto sui limpidi istanti

la luce abbaglia

il profumo scompone l’anima

scindersi nell’incertezza

tra il barrire delle ore

e il contorno dorato dei soli,

vedo arroventarsi le cose

farsi piena calma e poi furore

nel vitreo occhio che mai guarda

posso strimpellare lo spirito

che cade l’ugola che cade la vita

in un sommarsi di gelive ombre

possiamo sottrarci? –

la lunga fila d’uomini

a reincarnarsi

a morire a rinascere,

la lentezza dei giorni

il sentimento acuminato

e la sorda speranza

raminga svuota

il pensiero il sentiero

non ha nulla se non petali

e una tigre invisibile

che scorcia l’oboe ritirata

nell’arpare ancestrale

liuti avvengono colmi

di suoni svilenti

la gemma s’offre

sul palmo s’offre

e dal nulla si dipartono

occhi gigliati sensi operanti

che la stele si interiorizza

nel trambusto dell’ego

sfinge mai tolta

opera bandita.

 

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