pensieri strappati

Non sono un vero scrittore, non so scrivere storie perché non ho la cultura e l’intelligenza associativa per intrecciare delle storie complete e interessanti.

Scrivo poesie perché è l’unica forma d’arte che non dovrebbe avere delle briglie, almeno non dopo il novecento.

La uso per esprimere qualcosa che non riesco a dire con le parole in situazioni o davanti alle persone.

Davanti alle persone taccio spesso, o scremo molto quello che devo dire, oppure arrivo a una comprensione delle frustrazioni altrui che mi impongo di rispettare colui che ho davanti perché sento che sta soffrendo in fondo, e anche tanto.

Quando capisci che tutti soffrono cominci a tagliare e smussare tutto ciò che possa ferire, nonostante la palese limitatezza delle capacità di comprensione dell’umano.

Comprendere che la parola fa male, che il pensiero negativo genera parole e azioni che urtano gli altri ti porta alla consapevolezza che in questo mondo profondamente ingiusto ogni persona sta cercando di adattarsi ad un ambiente inospitale nonostante la velocità di adattamento non sia la cosa che ci avvicini agli animali, perché non ci adattiamo per niente o pensiamo di poterci adattare a un ambiente, ma in realtà reagiamo agli stimoli in maniera infantile, puerile.

Cerchiamo di accontentare delle proiezioni mentali, delle metodiche interiori. In questo monopolio di egoismo chiamato terra non riconosciamo gli appigli o le possibilità di bellezza per poi riconfermare delle dinamiche volutamente negative, il mondo fa schifo e lo confermiamo con le nostre azioni.

Non è il mondo che fa schifo, sono gli uomini che fanno schifo, e tanto anche.

La schizofrenia mi ha donato molte cose e me ne ha tolte altrettanto.

La capacità di creare si è acuita, quella di ragionare molto.

Quindi il processo di marginalizzazione delle malattia continua, è arrivato all’estremo del pensiero, dell’anima.

Probabilmente diventerò un barbone, già il mio odore è quello.

E a tutti i falsi amici, le false compagnie vi dico: “Vi ho amato, veramente!”

Ora sono tornato fra gli ultimi e devo dire che tra gli ultimi si sta meglio, non perché ci si crogiola nella mediocrità, ma perché ti dicono quello che pensano, magari in maniera rozza, ma non saranno mai ipocriti come il mezz’uomo di sinistra e il mezz’uomo di destra.

Comunque il lettore non dovrebbe conoscere lo scrittore, ne rimarrebbe deluso sicuramente.

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